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08.03 – Donne sulle frontiere

di Françoise Gehring


8 marzo 2017

La memoria dell’Otto marzo

Sei  vetero femminista.  Se fai osservare che ancora oggi per moltissimi uomini le donne devono essere solo confinate ai fornelli, perché tale è la loro condizione naturale.  Sei vetero femminista. Se fai notare che non basta aver ottenuto la parità sulla carta, ma che va tradotta in pratica quotidiana.  Sei vetero femminista se denunci senza sosta le violenze – ogni forma di violenza – contro le donne.  Queste reazioni non ci devono sorprendere veramente perché specchio fedele dell’air du temps che si respira da qualche anno e che penetra a piccole dosi – così non te ne accorgi – nei polmoni. Da qualche anno siamo in pieno clima di restaurazione quotidiana.

Basti pensare la fine che ha fatto l’Otto marzo, ridotto ad un mero evento commerciale: distribuzione di buoni di 20 franchi per un trucco o per un peeling alle mani, autolavaggio gratuito, aperitivi offerti. Siccome il caso a volte fa bene le cose, atterro sulla seguente riflessione che mi impedisce di continuare a planare nei miei pensieri: “A partire dai primi anni del 2000, sull’8 marzo era sceso in Italia un pietoso silenzio. Innanzitutto da parte delle donne, stanche di prenotare tavoli in pizzerie sovraffollate; stanche di ricevere mimose che appassiscono in poche ore nei vasi domestici; stanche di festeggiare in chiassose comitive monogenere una ricorrenza di cui nessuno ricordava più l’origine; stanche della ennesima data sul calendario”.

Ricordo, origini: parole chiave. Il pensiero corre subito a Séphane Hessel, autore del papmhlet “Indignatevi”, considerato il partigiano della memoria. Una splendida definzione, che allude alla resistenza contro le ingiustizie, le oppressioni, le discriminazioni. Che sono esattamente al centro delle lotte che hanno dato vita, all’inizio del Novecento, all’Otto marzo. E che negli anni Settanta era considerato un giorno di lotta rivoluzionaria. Perché il Movimento di liberazione della donna questo ha fatto: ha avviato una vera rivoluzione nelle relazioni e nel paradigma sociale culturale. Ha sovvertito i ruoli, contestato i destini segnati – figlia, sorella o moglie, mai libere di scegliere, mai cittadine autonome -, sconvolto la vita reale delle persone, cambiato le abitudini più profonde, creando una nuova cultura, nuovi valori, nuovo senso comune. Con grande investimento di energia, sforzi e tante resistenze. Mai veramente sopite fino in fondo. A tal punto che al di là di alcune innegabili conquiste, da qualche parte non solo il tempo si è fermato, ma le lancette stanno tornando indietro. Si torna alla donna oggetto, si rimette in discussione l’autodeterminazione della maternità, il diritto all’aborto. Molte donne tornano a sognare il Principe azzurro a cui affidare il proprio destino e delegare la propria autonomia.

La lenta ma continua erosione della dignità femminile, pubblica e privata, si sta consumando quasi nell’indifferenza e nell’assuefazione di un certo tipo di comunicazione che macina in continuazione, che non contempla soste. Forse tra le nuove generazioni c’è chi dà per scontate libertà e civiltà conquistate attarverso le lotte di madri e nonne. Ma assopirsi è davvero la sventura delle sventure: mai dare nulla per scontato. Perché il tempo, come diceva la grande scrittrice francese Marguerite Yourcenar citata nel testo che mi ha assorbito, è un “grande scultore”. E nel tempo la memoria rischia di svanire.

Allora alla vetero femministe, quale sono anche io, rimane l’arduo ed essenziale compito di essere partigiane della memoria. E rimane il compito di fare vivere l’Otto marzo attraverso i contenuti. Ci sono voluti secoli per conquistare una vera libertà, che per per molte donne nel mondo è ancora lontana. Non lasciamo che consumismo, integralismi e nuove forme di autoritarismo condizionino il cammino delle donne. Sono ancora molti i sogni delle donne, tante le speranze da trasformare in progetti. Queste forze vive sono le migliori risorse per un Otto marzo fuori dal consumismo, senza mimose e senza buoni sconto. Le donne sono un valore pieno.

 

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