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Irresistibile India

Irresistibile India

Al Lac di Lugano una grande esposizione che celebra la cultura nata sulle rive del Gange

di Françoise Gehring

C’è tempo fino a gennaio 2018 per immergerci nella cultura indiana, rincorrere le luci delle sue mille sfaccettature in cui si specchiano millenni di storia. E prendersi il lusso di smarrirsi, un poco, nel sogno indiano. Una mostra grandiosa, quella proposta al Lac, che declina in modo scrupoloso musica, letteratura, danza, cinema, medicina, cucina, meditazione, spiritualità. Si ritrovano le tracce dei Beatles, di Hermann Hesse, Tiziano Terzani, Cartier-Bresson, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e di molti, molti altri, spinti pieni di fascinazione nelle terre di Shiva, Ganesh, Brama e Kali.  Una terra piena di colori, è vero, ma anche piena di contrasti, profondi, laceranti, difficili da cogliere. Una terra generosa, sorprendente capace di stordire. Icona di grande fascino culturale, l’India ha da sempre esercitato un ascendente particolare sull’Occidente, mostrandosi come un generoso bacino d’ispirazione dal quale molti artisti hanno attinto, rielaborando immagini, suoni e tradizioni. Scriveva Hermann Hesse: «La mia via verso l’India non passava per navi e ferrovie, ma attraverso magici ponti che dovetti io stesso trovare». Ponti di cui parla nel suo mirabile e senza tempo Siddharta, romanzo culto d’intere generazioni spesso alla ricerca di se stessi. Non è un libro facilissimo e proprio per questo si presta ad essere letto e riletto. Ogni volta è una nuova scoperta. Un nuovo spunto di riflessione, una nuova rivelazione. Ogni volta è una nuova fermata lungo il fiume della vita, quel fiume saggio così importante nella parabola di Siddharta. Perché tutto torna, come gli spiega il barcaiolo: «Io amo il fiume più di ogni altra cosa. Spesso lo ascolto, spesso lo guardo negli occhi, e sempre ho imparato qualcosa da lui. Molto si può imparare da un fiume».

La mostra al Lac di Lugano ci permette di ripercorrere le riflessioni sull’induismo e sul buddismo di Schopenhauer, ci porta nelle saghe popolari di Kipling e Salgari, ci spinge nel mondo del fotografo Henri Cartier-Bresson, ci propone i lungometraggi di Roberto Rossellini e la realtà caleidoscopica di Bollywood. E poi musica e danza. Danza e musica, in un vortice di sensazioni che si sedimentano in momenti dedicati allo yoga, alla meditazione, alla spiritualità. Accanto a questa esplosione di espressioni culturali, da non mancare l’esposizione “Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017”. Offre uno sguardo ampio e diversificato sul modo in cui, dall’inizio dell’Ottocento a oggi, la realtà indiana – con le sue tradizioni, religioni, paesaggi, culture e forme artistiche – ha affascinato e influenzato in maniera crescente il mondo artistico e culturale occidentale.

Organizzata nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni di amicizia indo-svizzera, l’esposizione “Focus India” scava nelle radici del sapere orientale e della sua aurea mitica, mette in luce quel potere ipnotico esercitato dalla filosofia e dalla cultura indiana, passando dalla Bhagavadgita al Mahābhārata senza scordare i Veda. Un universo complesso, profondo a tratti impenetrabile e inaccessibile. E questo ci invita a cercare, senza sosta.

Come Siddharta. Siddharta “è uno che cerca” si legge nella quarta di copertina. Va alla ricerca del proprio credo, dei propri valori, non soffermandosi mai in uno stato esistenziale, come se la sete di conoscenza lo spingesse ad andare oltre, di esperienza in esperienza, senza fermarsi davanti ai limiti delle contingenze. Siddharta cerca per essere libero: dai pensieri dominanti, dai pregiudizi. «Non tocca a me giudicare la vita di un altro. Solo per me, per me solo devo giudicare, devo scegliere, devo scartare». Siddharta vuole soprattutto essere libero dalle dottrine che, come di dice lui stesso, «non hanno null’altro che parole. Forse è questo che impedisce di trovare la pace: le troppe parole». In un mondo cacofonico come il nostro, dove vacuità e omologazione trionfano, Siddharta ci ricorda che è in noi che dobbiamo trovare risorse e forza nei passaggi obbligati – e non sempre facili – dell’esistenza. È in noi che dobbiamo trovare la nostra essenza, che ci contraddistingue come essere umani e che ci rende, per questo, unici, autentici. E non miserabili repliche.

BOX

FOCUS INDIA

Le parole del direttore del Lac Michel Gagnon

Come la dea Kalì, l’India muove le sue braccia e al suo richiamo rispondono nei secoli, dall’Ottocento a oggi, artisti quali i Beatles, Emilio Salgari, Steve McCurry, Pier Paolo Pasolini, Alexander Calder, Anselm Kiefer… sperimentando e guardando alle sue sfaccettature. L’ayurveda, lo yoga, i chakra: sono termini ormai noti nel mondo occidentale, come pure le visioni psichedeliche e le vedute dei paesaggi di questo grande Paese. L’eco di tutto ciò si avverte al LAC, in un inedito progetto culturale: Focus India, un lungo e variegato percorso di quattro mesi, dal 24 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, trasversale alla musica, all’arte, alla danza, ad appuntamenti culturali e workshop.

Vocazione internazionale e trasversalità sono le caratteristiche fondanti che hanno reso il LAC, fin dalla sua nascita, un centro culturale d’eccezione dove arti visive, sceniche e musica interagiscono all’interno di un unico spazio, trovando fra loro inedite contaminazioni e modalità d’espressione.

È stata proprio questa la filosofia alla base della mia direzione e l’opportunità che ho voluto cogliere nello sviluppo di una programmazione aperta e trasversale, come quella che vede Focus India protagonista a partire dal periodo autunnale.

Un progetto condiviso, a cui tengo particolarmente, realizzato grazie alla collaborazione delle diverse anime che compongono il centro culturale.

Insieme ai direttori artistici Marco Franciolli, Carmelo Rifici ed Etienne Reymond, abbiamo voluto costruire un programma pensato per offrire al pubblico l’occasione di conoscere ed esplorare, sotto lo stesso tetto, le tante sfaccettature della cultura indiana. A partire dalla mostra Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017, un crescendo di eventi, incontri ed esperienze offre un ampio sguardo sulle affascinanti tradizioni culturali, le forme artistiche e le suggestioni di un Paese che tanto ha influenzato la cultura occidentale. Focus India permette di riunire per la prima volta al LAC alcuni dei più grandi artisti indiani, che regolarmente calcano la scena artistica internazionale. Penso in particolare alla ballerina Shantala Shivalingappa, che vanta collaborazioni con personaggi del calibro di Pina Bausch e Maurice Béjart, all’artista pluripremiato Aakash Odedra, un perfetto mix tra la danza classica tradizionale indiana e le più interessanti forme di danza contemporanea, o al grande sitarista Nishat Khan, considerato un gigante delle corde. Alla mostra e alle performance di questi artisti si aggiunge una rassegna cinematografica curata da Marco Müller e un ampio calendario di appuntamenti rivolti a bambini e adulti, con esperti della cultura indiana, che spaziano in maniera interdisciplinare tra le tante sfaccettature di questo Paese: incontri sull’ayurveda e la medicina, laboratori creativi, una serata di musica e dj set Bollywood, aperture anticipate della Hall il sabato mattina per sessioni di yoga aperte al pubblico e molto altro.

Vi aspetto al LAC.

Per saperne di più

http://www.india.luganolac.ch/

 

 

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