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Grotto Cercera: la tavola, le bocce.

Lo spazio che si apre entrando al Ristorante Grotto Cercera, dà la dimensione di quanto l’accoglienza del ristoratore e del personale vada di pari passo alla passione che qui si respira per le bocce. Proprio adesso ne vediamo una scorrere veloce e precisa verso il pallino, segno di come la vita porti a individuare una meta e come questa di volta in volta venga spostata un po’ avanti, alla ricerca di qualcosa che sentiamo e desideriamo .

cerceraNella sala storica del Grotto, qui a Rancate, parliamo con Fausto Calderari, che i viaggi intorno al mondo per lavoro e interessi culturali hanno portato a una visione ampia della realtà e delle relazioni. Da molti anni attivo nella bocciofila, ne ha seguito la storia: insieme a lui Gianfranco Cereghetti, che da quattro anni gestisce con la famiglia il ristorante. Fondere cucina del territorio e nuove proposte, grazie alla mano capace dello chef Maurizio, è il tratto distintivo di questa conduzione, insieme all’attenzione per il servizio e la cordialità.

Signor Fausto, i primi tempi della Cercera? “Era una società tipicamente di paese, limitata per tesserati e numero delle vittorie, ma ha sempre promosso un’idea di amicizia e convivialità che permetteva alla gente di incontrarsi e divertirsi. Sono entrato in società nel ’56, ci si poteva tesserare a partire dai sedici anni: nel ’51, nasce la bocciofila e ancora oggi c’è un socio fondatore, il signor Aldo Calderari”.

Un mondo diverso. “Una vita di emigrazione e campagna. La domenica si andava al grotto con l’abito festivo e la cravatta a giocare a bocce, a carte: ce n’erano quattro e ognuno aveva il suo. A vent’anni, sono andato in Svizzera interna per lavoro; altri, in paesi molto piu’ lontani. S’intravedevano il primi passi del settore terziario grazie soprattutto a ferrovia e posta, un cambiamento che ha portato i suoi frutti”.

E le bocce? “Per una ventina d’anni abbiamo avuto una discreta attività, limitata a un viale del grotto:  seguivo i riflessi della bocciofila dando una mano anche quando non ero qui. Lo sviluppo di tutto il movimento, l’organizzazione, i risultati, coincide con la costruzione della nuova Cercera, nel 2001”. Mentre parla, sfoglia un classeur con delle foto; feste, cene, passeggiate in gruppo. “Eravamo noi della bocciofila a darci da fare e abbiamo fatto tanti sforzi per tenerla in vita, passando anche momenti di incertezza. Essendo membro del comitato internazionale avevo diversi contatti: siamo andati a Innsbruck, Augsburg, San Marino, un modo per tenere vivo questo spirito, sperando che il signor Baumgartner, noto imprenditore, ci potesse sostenere nella costruzione del nuovo bocciodromo. Il suo, è stato un apporto decisivo”.

Un passaggio importante. “Abbiamo speso energie per raggiungere l’obiettivo e una mano ce l’ha data anche Renato Bullani, allora presidente della Federazione Svizzera: la conoscenza che avevo maturato con il signor Baumgartner credo sia stata una spinta alla realizzazione dell’attuale sede, progettata dall’architetto Ferruccio Robbiani. La sua maggiore soddisfazione?. “Quando la Benoil ha inoltrato la domanda di costruzione, una cosa che ricordo sempre”.

L’intervento, cosa prevedeva? “L’ampliamento dello spazio ristorante e due campi; ideale sarebbe stato averne un terzo ma non è stato possibile. Siamo in una zona di massima protezione che ha richiesto dei Label specifici  e questi devono essere  mantenuti”. Ristorante e nuovi campi; la buona tavola e le bocce. “La visibilità è aumentata: è arrivato un campione del mondo, Davide Bianchi e vittorie ai campionati svizzeri. Lo scorso due maggio abbiamo organizzato il campionato svizzero a coppie, ma tutto questo lo facciamo cercando di coinvolgere l’aspetto turistico e musicale, con le bande presenti nel territorio. I premi si ispirano ai nostri luoghi: ‘Città di Mendrisio’, ‘San Martino’, ‘Monte San Giorgio’ e teniamo vivo il rapporto con gli sponsor, importanti per tutta l’attività”.

 

bocce

A scuola di bocce.

E’ stata la signora Natalia Malfanti a proporre un movimento per promuovere lo sport delle bocce verso i giovani: “la scuola è partita nel 2003 e va molto bene. C’è il sostengo della Commissione giovanile ticinese tramite l’istruttore Felix Della Neve e grazie al lavoro di Giuseppe Frigerio e Daniele Gorla, già dai sei anni bambine e bambine, ragazzi e ragazze, imparano divertendosi. Fondamentale è la presenza di istruttori validi, sia dal punto di vista educativo che sportivo; ogni mercoledi’, dalle 16.30 alle 18.00, li vede sui campi”.

Alle pareti, foto di gruppo: trasferte e gare che trasmettono la freschezza della gioventu’. Vicino, quasi uno scambio da generazione a generazione, ecco la foto di Luciano Serfilippi, deceduto da poco. “Nel campionato ticinese individuale che si svolgeva a Mendrisio, era il 2001, ci ha consegnato uno dei primi titoli. Lo abbiamo ricordato il mese scorso, con emozione”.

L’importanza del ristorante? “Ho sempre sostenuto che si puo’ fare tutto con le bocce, ma se non c’è chi si occupa bene del ristorante, nulla puo’ andare avanti; con la famiglia Cereghetti abbiamo fatto un salto di qualità”. Per il signor Gianfranco, la ristorazione è di casa. “Posso dire di essere nato nel ristorante bar Sport, che mamma Rina e papà Ermanno, soprannome ‘Cereghetun’, gestivano a Mendrisio: insieme a mio fratello Willy l’abbiamo ritirato e ristrutturato e lui continua l’attività con il Garni”.

Sulle pareti, diverse iniziative. “Sono proposte che ampliano la conoscenza del nostro ristorante, che stimolano, rassegne  con un ottimo riscontro di pubblico; ultima, quella del ‘Sindaco in cucina’. La mia è una conduzione famigliare e ho voluto mantenere le tradizioni del grotto; al pomeriggio vengono a giocare a carte e abbiamo prezzi accessibili”. In occasione della fiera di San Martino, si crea con grande partecipazione lo stand, ‘Cantina della Cercera’; si sa che le bocce, con una mano salda, possono scivolare da un luogo all’altro.

 

Massimo Daviddi-

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