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Il Mondo Penz.

vertical_lineQuando si parla di percorso vita, non si puo’ non parlare di quanto c’è intorno, boschi, prati, vigneti, colline che tra Svizzera e Italia danno continuità a parchi e vie di comunicazione, cosi’ che da quel punto di osservazione è possibile andare oltre, scoprire. 


A volte, basta portarsi un po’ fuori dalle tappe del percorso – certo in condizioni di buona visibilità e ben attrezzati – e seguire i cartelli dove sono segnati diversi luoghi con i tempi di percorrenza, una piccola eredità da conservare immersi come siamo nella densa cementificazione del paesaggio e nel traffico caotico della realtà quotidiana.

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Ci avviciniamo al Penz passando dal negozio alimentari  bar di Marco Ferrazzini – quartiere Soldini – luogo d’incontro e ritrovo per molte persone che qui, oltre a gustare prodotti locali e vini di ottima qualità, prendono un caffè commentando i fatti del giorno: sport, società, politica, aneddoti e storie di vita. Riceviamo un’indicazione utile; parlare con Francesco Galli, docente a Chiasso per piu’ di quarant’anni, che da giovane ha vissuto proprio nella zona del Penz e che, “sicuramente, potrà dirti come si viveva là una volta”, commenta Ferrazzini, aggiungendo della sua perizia quale “grande appassionato conoscitore di funghi”. Prendiamo nota del suggerimento, ma prima incontriamo l’Ingegner Mattia Varisco, capo pianificazione del Comune di Chiasso, Ufficio Tecnico, per una descrizione degli aspetti piu’ significativi che hanno accompagnato la realtà del Penz, la gestione, gli interventi forestali e di conservazione dell’ambiente, in questi ultimi trent’anni.

“I primi lavori semicolturali, inizio anni ’80, avevano l’obiettivo di mantenere e garantire la fruibilità del bosco mettendo in sicurezza le zone impervie: la collina del Penz, il bosco di Pedrinate e Seseglio visti come insieme, un lavoro fatto su riali e terreni scoscesi. Sono stati ripresi in modo adeguato tutti i sentieri dal lato strutturale e della segnaletica e questo significa che chi cammina nel bosco ha dei precisi riferimenti”.

A livello forestale? “In alcune zone si è proceduto a una deforestazione mirata, a esempio al laghetto, seguita dal reimpianto di alcune essenze; c’era la questione dei terreni privati ma è stato possibile trovare un accordo visto che la finalità del Comune era ed è salvaguardare l’ambiente”.  L’organizzazione dei lavori? “La Sezione Forestale Cantonale li sovraintende partendo da un progetto che deve essere esaminato e approvato. L’esecuzione, per grande parte è svolta dalla squadra forestale comunale e in altre circostanze, da ditte private”.

Quindi, vivibilità del luogo e benessere delle persone. “Si’. Dicevamo dei sentieri costantemente curati; in seguito sono state sviluppate aree ricreative ben frequentate, le persone possono sostare o fare delle passeggiate in tutta tranquillità. Il Sottopenz che costeggia la ferrovia e il Faloppia è meta di famiglie e persone anziane perché in terra battuta, pianeggiante e senza traffico. Abbiamo creato un’area ciclabile e aree di svago che hanno riscosso notevole gradimento”.

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Il percorso vita? “E’ stato realizzato dal comune; prima si chiamava ‘Percorso di condizione fisica’, poi adattato al concetto e alle regole del ‘Vita Parcours Svizzero’ con postazioni che seguono dei criteri stabiliti”. Insieme a questi aspetti, i valori naturalistici. “Troviamo dei biotopi –prosegue Varisco – di importanza nazionale, oggetto di interventi promossi dal Comune e dall’Ufficio Cantonale della protezione della natura. Il bosco di Pedrinate è il punto estremo a sud della Svizzera, segnalato adeguatamente, ma oltre il confine continua, prosegue sul suolo italiano fino a Camerlata. Si tratta del ‘Parco Regionale Spina Verde di Como ’, con cui collaboriamo molto bene: penso alla ricerca sostenuta grazie al programma Interreg per mettere in relazione e studiare questi ecosistemi”. Un bosco senza confini, perché la natura non ne ha.

 

I capanni nel bosco.

Torniamo al  negozio di Marco Ferrazzini per un caffè e poi continuiamo verso la vicina abitazione di Francesco Galli. Com’era la vita al Penz? “Il bosco era il nostro terreno di gioco; c’erano dei grotti oggi tutti scomparsi, tranne il Linet. Il ‘Grotto della Naja’ aveva il  gioco delle bocce, abitavamo  sopra  con altre famiglie perché gli spazi erano grandi”. Gli anni? “Parlo degli anni ’50 ed era un altro mondo, facile incontrare i contrabbandieri che portavano le bricolle in Italia aspettando il segnale vicino alla rete; nel bosco facevamo le capanne, giocavamo sempre insieme. Una volta, la ricchezza era la compagnia. Ci spostavamo poco perché avevamo tutto: il campo di calcio chiamato ‘Del Gas’ dove si giocava liberamente e solo piu’ tardi abbiamo iniziato ad andare in centro”.

Quando inizia il cambiamento? “Con l’autostrada. Al ‘Grotto della Naja’ hanno mandato via tutti, compreso il gestore, perché qualcuno aveva comprato il terreno credendo che sarebbe passata di li’, mentre è stata costruita dall’altra parte di Chiasso. E’ andato in rovina quasi tutto, il grotto chiuso fino a quando è stato rimesso a posto diventando ‘Albergo Antico’, chiuso dopo un po’ di anni”.

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Il bosco, oggi?  “L’area boschiva una volta era piu’ selvaggia, lasciata a sé, adesso viene curata dai forestali, anche se la gente che abitava alla ‘Casa dei ladri’, alla ‘Gasparina’, la teneva bene. La caratteristica del Penz è che c’è tanta acqua, dappertutto, mentre al Bisbino non si trova: anche dall’Italia venivano a prendere l’acqua al ‘Funtanin dal Gal’, ricordo la fila, i tempi di attesa!”.

Lasciamo Galli e andiamo al Penz dove incontriamo l’amica Cristina, finita la sua corsa. “Con mio fratello andavamo nel bosco insieme al nonno Giulio per castagne e funghi, costruivamo capanni, facevamo picnic; l’ho riscoperto in seguito andando a correre regolarmente, prima al Sottopenz ora a Pedrinate. Ci sono dei colori intensi ed è vasto, si colgono profumi, luci. Quando piove, si sente la terra bagnata: è un’emozione”.     

 

Massimo Daviddi –

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