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La poesia come atto di resistenza

Nel primo giorno di primavera si celebra l’arte poetica come trasmissione fondante della memoria. 


di Françoise Gehring

libri

La poesia, dunque, esiste e resiste, anche nella sua apparente – o reale – marginalità. Ed è qui la sua forza, come ci aveva spiegato bene il poeta ticinese Fabio Pusterla in un’intervista di un paio di anni fa a Chiasso Letteraria, Festival internazionale di letteratura, per cui cura “Carta Bianca”: «La poesia è, appunto, “fuori mercato”: e forse proprio qui sta, paradossalmente, il suo possibile punto di forza, o almeno di resistenza. Il bisogno di poesia, che penso continui a esistere e sia forse addirittura in aumento, potrebbe avere un rapporto appunto con questo, con il disperato tentativo di sottrarre la nostra vita profonda a una logica di mercato. Non è facile; ma la poesia schiude una soglia, indica un orizzonte distante».

La parola che s’incarna attraverso la poesia sfida anche la dilagante superficialità di una comunicazione che corre in tutte le direzioni, spesso senza memoria, sconnesse, senz’anima. «Aiutate queste parole a restare basse, a contatto con la terra»: sono i versi conclusivi di una poesia di Fabio Franzin, che suonano come un monito e che riconducono all’immagine del giardino, come spazio del pensiero dove si coltivano le parole. Parole che, nella loro sensibilità, hanno una forza straordinaria.

Intervistato da Paolo Di Stefano sul numero 275 del supplemento culturale del Corriere della Sera “La Lettura”, Fabio Pusterla si esprime sulla pratica di imparare a memoria le poesie. Pusterla dice: «Non sono contrario alla memorizzazione di un testo, ma solo se è l’esito di un progressivo avvicinamento, di una reale comprensione». E conclude: «Più passa il tempo, più la parola “didattica” mi irrita, perché è stata colonizzata da un pedagogismo mediocre e burocratico. Però se io portassi in giro delle poesie chiuse nei ripostigli della memoria, potersele ridire ogni tanto, o sentirle riaffiorare in maniera quasi involontaria, è una cosa molto bella. Sicché direi: sapere a memoria delle poesie è un tassello della bellezza che uno si porta appresso. Più che di didattica parlerei allora di estetica. Più che di utilità, di intimità».

Dal 1999 alla poesia è dedicata una giornata mondiale, decisa dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. La data, che segna anche il primo giorno di primavera, riconosce all’espressione poetica «un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace». 

La celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia rappresenta «l’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni», aveva sottolineato Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. «Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica».

Questa è anche la giornata dell’anniversario della nascita di una grande poetessa italiana, Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931).  

 

“Sono nata il ventuno a primavera”

 

Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve

vede piovere sulle erbe,

sui grossi frumenti gentili

e piange sempre la sera.

Forse è la sua preghiera.

 

 

Proposte di eventi dedicati alla poesia in Block Notes

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