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“L’Iran svelato”.

Intervista all’autore Fabrizio Cassinelli


di Michele Novaga, nostro corrispondente a Milano

 

Un libro scritto per cercare di far emergere una realtà diversa dell’Iran, paese spesso etichettato dall’opinione pubblica internazionale come “Stato canaglia”.  Il reporter milanese Fabrizio Cassinelli nel suo ultimo libro, “L’Iran svelato” edito dal Centro di Documentazione Giornalistica, grazie a diversi viaggi intrapresi nel paese a seguito di imprenditori italiani, ci racconta di verità e realtà nascoste sulla “nuova Persia”. Un paese ricco di storia e di cultura e pronto a diventare un importante partner commerciale di molti paesi occidentali.

Lo abbiamo incontrato durante la presentazione del volume all’Associazione della Stampa Estera di Milano.

 

Cos’è l’Iran di oggi

È un paese davvero speciale dal punto di vista culturale dato che ha una tradizione millenaria antichissima. Così come è unico dal punto di vista turistico e dell’ospitalità. Ma è speciale anche perché è un paese rimasto isolato rispetto a noi, cosa che gli ha fatto mantenere determinati usi e costumi. Per molte popolazioni del Medio Oriente rappresenta un baluardo contro l’imperialismo, un esempio di resistenza ai poteri forti. Per l’Occidente, invece, è uno Stato canaglia.

 

Stato canaglia: dalla lettura del suo libro sembra che l’Iran sia vittima della disinformazione

Sì, l’originalità di questo libro rispetto ad altri che hanno analizzato l’Iran a partire dalla politica e dalla sua rivoluzione, è il taglio diverso. Se noi guardiamo ciò che è stato scritto dagli anni ’80 in poi ci rendiamo conto che l’Iran è stato oggetto di una disinformazione continua. Per esempio la prima notizia sullo sviluppo imminente in Iran della bomba atomica è del 1984. Trump lo ha inserito nella lista dei paesi che preoccupano, ma non è mai stato dichiarato paese terrorista da parte dell’Onu. Anzi, per il suo impegno nel combattere strenuamente il commercio di droga dall’Afghanistan, è stato elogiato dalle Nazioni Unite. In questi trent’anni la risonanza è stata tale che molte persone che non hanno una grande conoscenza del Medio Oriente o che non si documentano, hanno addirittura timore a recarsi in Iran. Ora però le cose stanno cambiando grazie all’accordo sul nucleare e al turismo che sta crescendo.

 

L’Iran è un Paese evoluto dal punto di vista tecnologico?

L’Iran, anche grazie al suo sistema totalitario e totalizzante, ha un ottimo livello di istruzione universitaria dove il 70% degli iscritti sono donne. Ci sono ingegneri, informatici e medici di altissimo livello alcuni dei quali sono espatriati soprattutto negli USA (la comunità iraniana più numerosa all’estero si trova a Los Angeles). Gli iraniani sono molto forti nelle nanotecnologie e anche nel settore degli armamenti.

 

Dopo l’accordo sul nucleare con gli Usa e l’alleggerimento delle sanzioni, si può dire che ora è più aperto anche dal punto di vista economico?

Dopo l’accordo le opportunità ci sono state anche se proprio gli stessi USA hanno continuato a fare opposizione dal punto di vista del sistema bancario: il circuito swift era aperto ma nessuno poteva operare pena l’estromissione dalle principali banche mondiali. L’Iran avrebbe bisogno di svariate decine di miliardi di dollari all’anno di investimenti per sostenere la crescita del suo Pil. Lo scorso anno il governo di Rohuani ne ha racimolati solo una decina e non riesce a tenere il passo del suo sviluppo. L’Iran ha bisogno degli investimenti stranieri, di impianti, di know how, di tecnologia che porterebbero maggiore competitività al paese.

Quell’accordo sta per essere rimesso in discussione dall’amministrazione Trump: cosa succede ora se riprende corpo la politica dei dazi?

La politica dei dazi certo non va nel senso di un allentamento totale delle sanzioni: credo che la questione iraniana si leghi più ad una questione geopolitica e strategica. Molto dipenderà dalle elezioni. Se gli iraniani sceglieranno i pragmatici (o i moderati come li chiamano i giornali occidentali secondo me a vanvera) e se ci sarà un nuovo governo aperto all’Occidente può continuare questo new deal. Se a prevalere, invece, fossero i falchi sicuramente a farla da padrone sarà una politica autarchica. Però attenzione: c’è una grande inflazione che ha fatto schizzare i prezzi alle stelle di prima necessità ma l’Iran ha a disposizione grandi mercati come la Russia, la Cina.  Se quei prodotti non verranno dall’Europa ci penseranno gli altri a fare affari con l’Iran.

 

Chi vince le elezioni? Ci sarà anche Ahmadineijad…

Non saprei, anche se sarebbe forse nell’interesse dell’Iran trovare un candidato che ancora una volta possa godere della fiducia degli ambienti più conservatori e allo stesso tempo avere una politica aperta verso l’Occidente.

Per ora ci sono un migliaio di candidati: i falchi hanno candidato una donna per opporsi al “pragmatico” Rohuani. Non si sa chi potrebbe vincere anche se di certo andranno alle urne almeno il 70% degli iraniani, affluenza che talvolta non si raggiunge nemmeno in Occidente.

 

Cosa rimane dell’Onda Verde?

Non sono un politologo ma la sensazione che ho avuto io parlando con alcuni di loro è che una parte dei partecipanti a quei moti, avendo la fedina penale segnata, ora rimane esclusa dal paese. Poi ce ne è un’altra che si è messa in riga dopo aver visto arresti e morti e non fiata. Non credo che l’Onda Verde possa tornare.

 

Una delle questioni più importanti in Iran è la questione femminile. Il velo è un problema?

Diciamo che il velo è una questione come lo è la libertà di stampa, le elezioni, etc. E’ un sistema diverso dai nostri, islamico e diversamente comprensibile in Occidente. La questione femminile va inquadrato in una cultura diversa dalla nostra. Quello che ho capito io nei miei viaggi è che per la donna ci sono ben altre questioni prima di quella del velo. Ad esempio le donne sono il 60% delle manager della Pubblica amministrazione, guidano aerei e carri armati, frequentano l’università. L’Iran si basa anche sulla professionalità delle donne al contrario di altri paesi islamici come l’Arabia Saudita per esempio dove le donne stanno a casa. E’ chiaro però che in un contesto del genere il fatto che ci debba sempre essere un capo uomo, il fatto di non poter accedere ai gradi più elevati di comando del sistema, pesa.

Le donne hanno altre questioni più importanti come il diritto all’aborto, il diritto al divorzio che esiste ma che potrebbe essere più semplice per le donne. Se c’è una legge che impone il velo è evidente che c’è una grande massa che concorda sulla necessità religiosa del velo. E’ una prospettiva diversa: c’è una grande appoggio popolare verso leggi che noi riteniamo per i nostri canoni occidentali improponibili.

 

La stessa cosa vale anche per i diritti umani?

Questa questione è forse per noi occidentali più difficile da digerire di quella del velo. Anche qui bisogna tenere presente che il sistema giudiziario è completamente diverso dal nostro e non guarda alla rieducazione del carcerato ma alla sua punizione. Molte delle uccisioni effettuate applicando la pena di morte riguardano non solo oppositori politici e rivoluzionari ma anche i consumatori o spacciatori di droga. Certo questo non cambia la percezione ma senza andare troppo lontani anche negli Stati Uniti esiste la pena di morte. E forse noi facciamo un po’ troppa ipocrisia sulle uccisioni ritenute accettabili e di cui non si discute come quelle che avvengono in Cina o Arabia Saudita. Ma forse questi ultimi sono paesi troppo grandi per essere colpiti o in altri casi nostri alleati.

 

Verso le altre religioni invece si scopre un Iran tollerante..

Si pochi sanno che l’Iran rispetta tutte le religioni. E’ impensabile che in Iran avvengano attacchi per esempio a chiese cattoliche come accade in altri paesi. Io sono stato in una Chiesa e anche in una Sinagoga: molti non lo sanno ma c’è una grossa comunità ebraica in Iran che è il paese con il maggior numero di ebrei dopo Israele.  Ci sono 76 sinagoghe attive su tutto il territorio nazionale, 19 associazioni e istituti ebraici solo a Teheran e poi 14 scuole che accolgono dodicimila studenti. E negli ultimi anni sono decine le manifestazioni, i concerti, le esposizioni di cultura zoroastriana cristiana ed ebraica organizzate a cura dell’Istituto per i beni culturali della repubblica Islamica dell’Iran.

 

 

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