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Se l’immagine supera la parola.

I 70 anni di Magnum Photo. A Torino, Brescia e Cremona tre mostre raccontano la storia di una leggendaria agenzia

di Françoise Gehring


L’immagine fotografica è il linguaggio visivo più diffuso sul pianeta, avendo raggiunto una totale penetrazione nella vita quotidiana di ognuno e ponendosi alla base di tutti i più importanti mezzi e ambiti di comunicazione del nostro tempo. Il critico Heinz Liesbrock, disse che la “fotografia descrive una tempesta di idee, ricordi ed emozioni attraverso cui è possibile riconoscere un’epoca sulla base degli interrogativi che la caratterizzano. Spesso quando si guarda una mostra di fotografi, nella loro sequenza – le une accanto alle altre perfettamente immobili – sembrano suggerire l’idea del movimento, del cambiamento, del fluire della storia. Mai come ora la fotografia ha raggiunto una così vasta audience tra fotoamatori, studiosi, produttori tecnici, collezionisti, mercanti e appassionati osservatori, mettendola al centro di molti processi evolutivi. Nella civiltà dell’immagine, a volte addirittura pervasiva nella sua capacità di penetrazione, si è comunque intensificata anche la riflessione sul suo potenziale estetico e socio-culturale. “La forza della fotografia – ci aveva detto il fotografo iraniano Reza Khatir – risiede anche nella funzione di documentare. Documentare significa conservare, arricchire gli archivi della memoria, contribuire a scrivere la storia per meglio leggere il presente”.

Abbiamo chiesto a Davide Agosta, fotografo, fotoreporter e titolare dell’agenzia TiPress, quale importanza ha rivestito e riveste l’esperienza di Magnum Photo (cfr. riquadro più sotto)

Che cosa ha rappresentato Magnum per la fotografia contemporanea?

Rappresenta l’inizio. Non della fotografia ma di un nuovo concetto di presentare il lavoro dei fotografi dove non sono più le grandi riviste a decidere cosa fare e dove scattare ma gli stessi fotografi che, organizzati in modo agile, avessero il controllo della propria produzione proteggendone a pieno titolo i diritti di pubblicazione.

Che insegnamenti ha lasciato nel mondo della fotografia?

La professionalità. L’organizzazione del lavoro e la qualità, aspetti che oggi spesso passano in secondo piano e non sempre per colpa del fotografo.

I fotografi che hanno animato questa leggendaria agenzia sono stati formidabili testimoni del loro tempo. Ma in fondo le foto della cronaca di tutti  i giorni non sono forse anche loro figlie del tempo?

I fotografi della Magnum sono stati dei maestri: Capa, Bresson per citare due dei fondatori hanno realizzato immagini storiche che ancora oggi fanno scuola. Ogni tempo, ogni momento, qualsiasi situazione si presenti davanti all’obbiettivo può essere fissata, ma è la capacità d’interpretazione del fotografo, la sua sensibilità che la farà diventare unica. In questo, a mio modo di vedere, Magnum ha fatto scuola.

A volte, i profani, fanno distinzione tra foto “artistiche” e foto di cronaca, quasi fossero foto di serie B. In realtà quanta arte c’è nel cogliere l’attimo anche nella vita di tutti i giorni?

Il mio concetto di arte, applicata alla fotografia, sta nella capacità di fissare in un unico momento tutta una serie di informazioni ed emozioni che la situazione davanti alla macchina fotografica propone. E non è cosa affatto scontata!  Non esiste fotografia di serie A e di serie B. Esistono belle fotografie e fotografie insignificanti.

In una foto che poi diventa eccezionale, quanta casualità c’è, ammesso che esista?

Una fotografia non diventa eccezionale. Lo è dal momento dello scatto e da quanta capacità ha il fotografo nell’interpretare la situazione in cui si trova. Comunque l’essere nel posto giusto al momento giusto rimane sempre determinante, ma raramente casuale per i fotoreporter con la F maiuscola.

Fotografi che hanno lavorato o lavorano per la tua agenzia, sono stati premiati. Il premio è un punto di arrivo o di partenza?

Diversi fotografi di Ti-Press sono stati premiati, ma non è né un punto di partenza né un punto di arrivo. Il vero premio per un fotoreporter è vedere l’espressione del proprio lavoro, o della sua arte se la volgiamo chiamare così, pubblicata ed apprezzata.

Che rapporto hai con la fotografia? Quando è nata la tua passione?

Non ricordo esattamente quando è nata la mia passione per la fotografia. Si trattava piuttosto della voglia di essere presente agli eventi della vita sociale, politica, sportiva,… registrandone i momenti più emozionali. La fotografia era lo strumento a me più congeniale per farlo. Sono passati 30 anni e la voglia è sempre quella. La macchina fotografica è sempre attaccata al collo, anche se oggi ho compiti, ahimé, più amministrativi…

 

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© Davide Agosta, TiPress

 

Magnum Photo compie 70 anni. A Torino, Brescia e Cremona tre mostre raccontano l’avventura di 4 visionari che fecero la storia della fotografi

di Silvia De Santis, Huffington Post-Italia

«Unire le forze, pretendere di aver voce in capitolo, onorare il proprio lavoro con dignità. Con questa dichiarazione di intenti, nacque settant’anni fa la Magnum, la più grande agenzia fotografica del mondo. Il sodalizio di quattro testimoni della guerra civile spagnola – Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert – si suggellò in una cooperativa: per la prima volta i fotorepoter rivendicavano orgogliosi la proprietà sul loro lavoro, decidevano collettivamente, liberi di proporre la loro “mercanzia” ai giornali mantenendo i diritti sui negativi. Scegliere come, dove e per chi lavorare, insomma.  Fu la decisione di fare squadra tra animi solitari per professione, in nome di una religione condivisa: raccontare il mondo con le immagini, viaggiare per conoscere e rendere testimonianza.

Così, dopo aver brindato al nuovo corso condiviso sulla terrazza del Museo d’Arte Moderna di New YorkMoMa di New York, seguì la spartizione del globo, poi ognuno riprese la sua strada: Cartier-Bresson scelse l’Asia. Nel 1948 raccontò la rivoluzione comunista in Cina, nel 1989 la protesta di Piazza Tienanmen a Pechino, oltre agli splendidi reportage India, Birmania e Indonesia. Seymour optò per l’Europa, Rodger per l’Africa, mentre Robert Capa, dall’America, fu un battitore libero: gambe in spalla e pronto a partire per ogni dove, sui fronti, senza mai tirarsi indietro. E proprio l’impegno in prima portò alla scomparsa di due dei soci fondatori, Robert Capa e David Seymour, e di un altro compagno della prima ora, lo svizzero Werner Bischof, caduto anche lui in guerra negli anni Cinquanta.

 

Per festeggiare i 70 anni dall’inizio di quella gloriosa avventura collettiva, dal 3 marzo al 21 maggio a Torino Camera – Centro Italiano per la Fotografia, si terrà la mostraL’Italia di Magnum. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrina cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Arianna Visani. A raccontare come quel progetto, avviato da quattro menti visionarie, oggi con sede a New York, Parigi, Londra e Tokyo sia divenuto la fonte più autorevole di immagini nel mondo a qui in tutte le sue evoluzioni saranno gli scatti degli autori di ieri e di oggi, dai padri nobili, come i Robert Capa e David Seymour, a Elliott Erwitt, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr.

 

Eve Arnold, Werner Bischof, Bruno Barbey, Cornell Capa, Bruce Davidson saranno in mostra, invece, al Museo del Violino di Cremona, A cura di Marco Minuz, i 70 anni di Magnum daranno vita a Life – Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia dal 4 Marzo all’ 11 Giugno 2017. La mostra, per la prima volta, analizza il racconto fra celebri reportage realizzati dai membri di Magnum Photos e il settimanale illustrato americano dove essi vennero pubblicati.

 

Il terzo appuntamento a Brescia, dove dal 7 marzo, prenderà vita la prima edizione di Brescia Photo Festival 2017 che racconterà l’agenzia fotografica con tre mostre: “Magnum First”, fino al 3 settembre, 83 stampe vintage in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Inge Morath, Jean Marquis, Werner Bischof, Ernst Haas, Robert Capa e Erich Lessing; “Magnum – La première fois” con i servizi che hanno reso celebri 20 grandissimi fotografi Magnum, tramite proiezioni e stampe originali e alcune proiezioni di Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins. Tre appuntamenti italiani per 70 anni di storia in immagini.

 

Tutti i dettagli sulle tre mostre nella sezione Block Notes

 

 

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