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SULLY


Regia: Clint Eastwood – Interpreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney – durata:  96′ – origine: USA, 2016


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Giunto alla sua 35ma regia, Clint Eastwood si conferma come l’espressione più compiuta del classicismo cinematografico americano, se per “classicismo” si intende la capacità di coniugare la scorrevolezza del racconto e la profondità del pensiero.

 Erede non indegno dei Ford e degli Hawks, l’ottantaseienne regista californiano è di fatto un conservatore (ha perfino – ahimè – sostenuto Trump…) pronto a metterci in guardia dalla moderna e deresponsabilizzante dittatura tecnologica che consegna le nostre vite nelle mani di macchine più o meno intelligenti, e come tale ci mostra ancora una volta un’idea di eroismo in assoluta controtendenza rispetto ai supereroi giovanili e muscolari à la Marvel che oggi imperversano sugli schermi di tutto il mondo.

Il comandante Chesley “Sully” Sullenberger , ex pilota militare che nel gennaio del 2009, dopo che uno stormo di uccelli gli aveva messo fuori uso entrambi i motori, fece ammarare il suo Airbus nel fiume Hudson, ignorando ciò che i computer di bordo gli suggerivano di fare e salvando tutti i 155 passeggeri, è sì una figura di “eroe” ma lo è in virtù di una caratteristica paradossalmente eccezionale, la sua “umanità”.

Quell’umanità che lo rende irraggiungibile e insostituibile da qualsiasi computer o macchina perché è composta da elementi ancora una volta apparentemente contraddittori come esperienza e istinto.

Elementi la cui contraddittorietà a che fare evidentemente con il tempo, nel senso che mentre l’esperienza è necessariamente figlia delle innumerevoli ore passate alla cloche degli aerei – militari prima e civili poi –  (non a caso l’esperienza di un pilota civile si misura  in ore di volo), l’istinto è per sua natura avulso da qualsiasi dimensione temporale, si gioca di fatto nell’istante, parola non a caso simile e sorella. Imponderabile, impossibile da insegnare, e come tale anti-istituzionale, è l’istinto la cifra che distingue l’eroe americano e che ce lo fa amare perché in fondo è ciò che ciascuno di noi sogna e spera di poter avere in sé, anche inconsapevolmente,  pronto a saltare fuori nel momento del bisogno.

Un sogno innocente, e probabilmente infondato, ma necessario per poter affrontare le innumerevoli  sfide che ogni giorno si presentano sul nostro cammino.

 

Dario D’Incerti –

 

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