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Tra i vigneti – Cooperativa di Castel San Pietro

Riparata dai venti freddi  del nord, grazie al Monte Generoso, Castel San Pietro è una porta in direzione delle prime colline e verso sud, tutto questo dentro una rete di stradine che attraversano il borgo nell’idea di lentezza e silenzio, di rinnovata serenità. Intorno, vigneti  estesi, terrazzamenti e la Chiesa Rossa, che suscita emozione.

Prima di entrare alla Cooperativa di consumo del paese, nascita 1917, complice un caffè, ci fermiamo da Ivano Fosanelli geografo e ricercatore, per chiedergli cosa pensa della vita nel nucleo. “E’ un paese che presenta una buona vivibilità, l’aspetto che apprezzo molto stando in centro è avere servizi di base a portata di mano: posta, banca, farmacia, la cooperativa, il negozio di macelleria. Posso lavorare a casa, senza spostarmi. Altro elemento positivo è l’immediatezza di una passeggiata, andare verso il Parco delle Gole della Breggia, oppure mettere gli scarponi e salire al Caviano; un’ora e raggiungi un punto d’osservazione meraviglioso”. Lo sguardo, dall’alto? “Non è sempre rassicurante; le linee di inquinamento verso la Lombardia che raggiungono Chiasso, un fondo valle frenetico, mal organizzato. Per una regione cosi’ piccola c’è un flusso veicoli e una mobilità quasi assurda; la pianificazione rincorre i grandi punti vendita e non li raggiunge mai”. Cos’è questa frenesia?  “L’abbandono di una socialità, uno scambio che trovavi percorrendo le strade del paese; oggi sembra che i tempi siano piu’ veloci, ma in realtà non lo sono”. Nel negozio, troviamo il bel sorriso di Susanna, da due anni gerente. Cosa dice dell’esperienza? “E’ iniziata vent’anni fa grazie a un annuncio; naturalmente sono cambiate tante cose, penso ai clienti anziani conosciuti, la crescita di una cintura di grandi centri commerciali  intorno al confine, allo sforzo quotidiano per dare un buon servizio”. La tipicità del negozio? “Dopo l’uscita della Migros, abbiamo cercato e selezionato piccoli fornitori di qualità; a esempio i prodotti della valle di Muggio e dell’Alpe Bonello, molto richiesti. Da un anno effettuiamo il servizio a domicilio. I clienti vengono anche da Obino, Corteglia, Salorino, Morbio”. Incontriamo Assunta, una delle due commesse. “Sono qui dal 2007, salendo dalla Calabria ho fatto inizialmente diversi lavori, adattandomi. Questo negozio per me conta molto, soprattutto per una ragione affettiva, intima e profonda. Credo di avere portato il calore mediterraneo, perché noi siamo fatti cosi’; i problemi vanno affrontati per risolverli, senza abbattersi”.  Ecco Katia, sua collega. “Lavoro in cooperativa da tre anni, dopo altre esperienze nel settore. Abbiamo una clientela affezionata, tante persone vengono per i prodotti locali, cerchiamo in tutti modi di tenere il passo, ci consigliamo molto”. Tra entrata e uscita sentiamo qualche cliente. Daria e Lucia, parlano “dell’importanza di un punto d’incontro dove si socializza e si scambiano le proprie opinioni; il negozio è ben rifornito, veniamo volentieri”. Due scaffali a destra,  Maria Luisa. “Abito a Salorino, trovo comodo avere un negozio vicino; c’è parcheggio, non vado nel traffico e se prendo la macchina non faccio code. Spero che continui. Quando abitavo a Morbio c’erano i negozi di paese che ora sono scomparsi; se su qualche articolo si spende qualcosa in piu’ ne vale la pena e comunque basta entrare per capire che questo non riguarda tutti i prodotti”. Vicino al banco dei salumi, il signor Marco scherza con le commesse che “sono bravissime”; è un clima famigliare. “Mio padre è stato per 25 anni presidente della cooperativa di Balerna. So cosa vuol dire un negozio per la vita di paese, la sua funzione”. La signora Odilia, nata a Castello, ricorda “l’animazione delle corti, il contatto umano, le attività commerciali, i bambini nelle strade.

La cooperativa è essenziale per mantenere un minimo di rapporti sociali. Oggi, dove non c’è un negozio, c’è il vuoto”.   

Memoria e presente.

Nel colloquio, Ivano Fosanelli segnalava un’opera dedicata ad alcuni cittadini di Castel San Pietro caduti nella guerra civile spagnola. Sono, Francesco Caspani, Luigi Giacinto Maspoli, Enrico Medici, combattenti volontari nelle file dei repubblicani. Un mosaico del 2010 di Gianni Realini e Alberta Jacquerod, con scaglie nere, blu, arancioni, li ricorda ed è un punto che salda quanto fatto idealmente con quanto oggi idealmente si cerca di fare, recuperando il senso di questa parola. Torniamo alla cooperativa dove Mattia Crivelli, presidente del consiglio d’amministrazione, ci aspetta. “Il nuovo comitato opera dalla metà del 2011. Siamo molto legati al negozio, alla sua storia e al presente; è un punto indispensabile di aggregazione che consente alla persone di ogni età di fare la spesa offrendo prodotti interessanti. Pensiamo di proporre qualche novità per attrarre le famiglie di recente insediamento e farci conoscere meglio: l’obiettivo è stare aperti”.  Maurizia, attiva nel comitato, esprime “la bellezza di potersi incontrare in uno dei pochi negozi rimasti. Ci stiamo impegnando molto, perché rappresenta la storia, l’anima del paese”. Nel pomeriggio incontriamo Annalisa, che per quarantasette anni lo ha gestito con passione e competenza. “Ricordo soprattutto il contatto con le persone, le abitudini; che tipo di pane voleva  un cliente, che tipo di salume o formaggio. Forse, la gente dovrebbe essere un po’ piu’ sensibile alle ragioni di una realtà che ce la mette tutta per andare avanti”. Mattia e Maurizia, ci danno il libro di Carlo Fontana, ‘Artigiani, Osterie e Botteghe di Castel San Pietro, 1800 – 1900’. Scrive l’autore, che “quando noi eravamo bambini – si rivolge al nipotino Gabriele – questa strada era animata non da auto e motori, ma da gente che entrava nelle botteghe: dal prestinaio, dal calzolaio, dal farmacista, dal barbiere, dal macellaio o dal salumiere”. Basta chiudere un po’ gli occhi e vedere.

 

Massimo Daviddi –

 

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