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Edizioni Ulivo Balerna, Collanaédo, Balerna 2015.

Laura Garavaglia, nata a Milano, poetessa, fondatrice e presidente de ‘La Casa della Poesia’ di Como, curatrice del Festival Internazionale di Poesia, ‘Europa in versi’, già finalista al Premio ‘Mario Luzi’ con ‘La simmetria del gheriglio’, coltiva da tempo un’originale ricerca sulla complessità dell’universo nei termini della fisica che conduce alla meccanica quantistica, insieme a una poetica che passa dall’osservazione della natura, (Lucrezio), alle relazioni umane accanto a noi e dentro di noi.

Anche nel prezioso volume curato da Alda Bernasconi, Edizioni Ulivo, corredato dalle foto di Giovanni Buscema su opere di Daniela Gatti, tradotto in lingua Inglese, Rumena, Spagnola, compie quanto già aveva ben detto Maurizio Cucchi in un suo precedente commento. “Laura Garavaglia si serve, con umiltà e passione al tempo stesso, di un nuovo importante strumento, assai poco praticato, in genere, dai poeti: e cioè quello della parola scientifica, in grado di proporre strade di apertura pressoché inedite all’espressione letteraria e in grado di offrire, anche, spunti  linguistici, metafore implicite, similitudini, di eccezionale risalto e novità”.

In questo senso, percorrendo una corrente di pensiero che va da Gregory Bateson, nel tessuto antropologico, a Prigogine, si fa testimone della complessità del mondo, delle sue continue interazioni, delle esperienze che all’interno di quanto noi chiamiamo realtà, ne sono parte casuale e indeterminata. Di come, allo stesso modo che la poesia nasce da uno sguardo, un  insight, non intenzionale, anche la scienza procede per ‘tentativi ed errori’, non in senso lineare, quanto per scarti inaspettati.

Certo, ci sono i fondamenti: la teoria della relatività per la fisica, cosi’ come nella poesia l’occhio si muove verso le volte del cosmo, sguardo e attesa che ritroviamo nel testo di Leopardi, ‘La Ginestra’: ‘e quando miro,/ Quegli ancor piu’ senz’alcun fin remoti/Nodi quasi di stelle/Che a noi paion qual nebbia, cui non l’uomo/E non la terra sol, ma tutte in uno/Del numero infinito e della mole,/Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle/O sono ignote, o cosi’ paion come/Essi alla terra, un punto/Di luce nebulosa”.

In questo suo ultimo lavoro poetico, Laura Garavaglia, con passione ed efficacia di linguaggio, attraversa storie e uomini, tra cui Pitagora, ‘La musica delle sfere’; Archimede, ‘Eureka’; Fibonacci, ‘I numeri di Fibonacci’; Galois, ‘La teoria dei gruppi’; Cantor, ‘L’infinito assoluto’; Ramanujan, ‘Il delirio dei numeri’; Turing, ‘Alan Turing’. Proprio partendo da quest’ultimo, ‘Anche tu che hai partorito/il grande pensiero artificiale/chiuso nella diversità vissuta/a ritroso come vizio, sotto un cielo/di numeri e di segni/ hai incontrato il male della fiaba/ che costringe in un ghigno sconcio la morale’, l’autrice, attraversa diversità e solitudini, una fenomenologia del senso e dello spirito che pervade anche gli altri autori.

Per Srinivasa Ramanujan, è a esempio lo stato d’animo in burrasca. ‘Il pensiero era oceano in burrasca/bussola impazzita’, perché siamo a Cambridge sotto un sole diverso da quello di Madras. La sensazione, poi, è che Laura Garavaglia, proprio perché percorre questo viaggio tra spazio e tempo e la decifrazione della materia, riesce a trovare una sintassi che tiene grande e piccolo, frammento e apertura. Ologramma, che risuona nel nostro paesaggio.

 

Massimo Daviddi –