mostra presso l’Atelier Irene Weiss, Tremona


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Lo sguardo dell’uomo da sempre esplora il cielo, le sue vastità; poi, torna sulla terra e nei luoghi che viviamo tutti giorni si apre uno scenario attraversato da piccole creature. ‘Naturalmente’ , ultimo progetto di Tazio Marti – l’inaugurazione si è tenuta domenica 20 novembre, alle 16.00,  Atelier Irene Weiss, Tremona  –  ci porta sull’erba e nel bosco accanto a foglie e piume, al lavoro meticoloso e paziente di cavallette verdi, farfalle blu, di cicale e locuste, nelle tonalità che in un intreccio fine, reticolare, formano un linguaggio che si snoda tra ombre, luci, movimenti.

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L’occhio dell’artista va su queste esistenze presenti e sfuggenti, ne riconosce la bellezza fino darci dei dettagli precisi, l’ambiente circostante, il flusso vitale. Le opere di Marti, ventisette temi che sotto le superfici di vetro parlano delle azioni di questi insetti nella natura che li custodisce e che loro permeano, è il tentativo di ‘fissare la realtà’ e di farlo uscendo dall’idea di classificazione puramente razionale, seguendo una via tangibile e intangibile, percettiva e informativa.

E questa via gli è utile per cogliere, osservare, quanto è intorno a noi, liberando il naturale (perduto?) dalla forza che lo imprigiona, ridando all’immagine la sua vivezza, proprio nel tempo dove sembra averla perduta. Siamo catturati, si dice, dalle immagini, senza riuscire a catturarle e per cattura possiamo intendere tutto quanto è accidentale, intuitivo, mondo che getta un riflesso improvviso sul nostro volto e ci fa assimilare la realtà come nel respiro.

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E’ il tema dell’attenzione, per Simone Weil atto puro della generosità e anche della pazienza per quanto non è immediato, atteso da chi si inclina verso qualcosa che è qui presente, tra fiori e rami, cespugli a lato della strada. Il titolo della mostra rimanda alla Physis dei greci e dice della complessità del nostro sguardo perché sensi e logos sono compresi nella relazione intima, costante, tra fisicità e pensiero.

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Negli sfondi che Tazio Marti studia e compone, insetti, piante, steli, albergano quasi sospesi, accompagnati da una puntinatura sottile, tracce aderenti al loro spazio, uno spazio che non possiamo attraversare e per questo decisamente affascinante. Ecco perché i lineamenti occupati nelle attività quotidiane, zampette, occhi, ali, gusci, sembrano fissati dentro teche che non hanno spirito conservativo, quanto il desiderio di avvicinarsi ai segni che la natura esprime; ai corpi, evoluti nei millenni, per seguirli senza che se ne accorgano.

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Ci troviamo di fronte a un tempo che vive di cio’ che è stato e che sta in quello che è, ora, nel sentimento che svela gesti diversi dai nostri, lontani, tuttavia appartenenti a un unico destino terrestre. Dunque, mosca, cavalletta, locusta, il paesaggio vegetale, l’acacia dealbata, in questo nuovo e felice lavoro dell’artista dove l’uomo è assente nell’azione ma non nell’osservazione umile, sentita, devozionale, sono un itinerario contemplativo, lento, che restituisce all’immagine il valore che le è proprio.

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Stupore, profondità, svelamento, quanto viene prima dell’oralità e della scrittura. Sono  le immagini di un sogno ad occhi aperti che possiamo accogliere; quello che Gaston Bachelard, parlando della pittura, indicava come “il sogno che medita sulla natura delle cose”.  ( Naturalmente, Atelier Irene Weiss, Tremona, fino all’11 dicembre 2016. Per informazioni, 091. 646 07 19).    

 

                                                                                             Massimo Daviddi –

 

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