di Michele Novaga


 

Dopo l’abolizione del sistema bancario e la crisi del 2008 qual è lo stato di salute dell’economia svizzera? E quello del Ticino afflitto da diversi problemi e dall’incapacità di diversificare la monocultura bancaria nella quale è stato immerso negli ultimi decenni? Lo abbiamo chiesto all’economista Sergio Rossi, professore ordinario all’Università di Friburgo e coordinatore editoriale del libro “L’economia elvetica nella globalizzazione” edito da Armando Dadò Editore.

 

Professor Rossi, perché un libro sull’economia svizzera, di che cosa tratta?

 

Il libro riunisce diversi contributi che analizzano il radioso passato dell’economia svizzera per capire le grandi sfide attuali e le potenzialità di sviluppo di questa economia, profondamente integrata nella globalizzazione contemporanea. Si tratta di far capire ai diversi portatori di interesse nell’economia svizzera i punti di forza e le debolezze di questo sistema economico, per orientare le scelte pubbliche e quelle private correttamente allo scopo di contribuire alla coesione sociale e nazionale. L’economia deve infatti essere strumentale per soddisfare i vari bisogni individuali e collettivi, con il contributo interessato delle istituzioni finanziarie, come le banche e i fondi di investimento.

 

Dopo l’abolizione del segreto bancario, il futuro economico della Svizzera su cosa deve poggiare?

 

Si deve sviluppare un sistema economico sostenibile sul piano sociale e ambientale, facendo in modo che il capitale naturale e quello relazionale siano preservati a vantaggio delle prossime generazioni. Oltre alle attività economiche favorevoli all’ambiente, bisogna ripensare tanto la formazione quanto le politiche sociali, considerando le conseguenze della digitalizzazione che trasformerà profondamente l’economia e la società nei prossimi decenni. Le banche devono sostenere le attività economiche nel territorio nazionale, aprendo delle linee di credito alle piccole e medie imprese in Svizzera invece di parcheggiare i risparmi della loro clientela nei mercati finanziari globalizzati, da cui non sgocciola quasi nulla nell’economia elvetica.

 

Bisognerà allinearsi alle politiche della zona euro e insistere sui rapporti bilaterali con l’UE? In che modo?

 

Le politiche della zona euro sono una causa della crisi di Eurolandia anziché contribuire alla soluzione di questa crisi. La Svizzera deve quindi evitare di seguire le stesse politiche, perché non portano alcunché di positivo sul piano socio-economico. I suoi rapporti con l’UE devono essere sviluppati in modo costruttivo per entrambe le parti, all’interno di un quadro giuridico e istituzionale che possa evolvere parallelamente all’integrazione dell’economia svizzera nel mercato unico europeo. Sarà utile associare anche il Regno Unito in questo processo, perché sia la Svizzera sia l’UE sono dei partner commerciali importanti per l’economia britannica.

 

Venendo al Ticino, qual è la fotografia del momento economico attuale?

 

L’economia ticinese soffre molto a seguito di due recenti eventi traumatici, ossia la libera circolazione delle persone tra l’UE e la Svizzera e la crisi finanziaria globale scoppiata nel 2008. Le conseguenze negative di questi eventi sul piano economico ticinese hanno ormai paralizzato diversi rami di attività su questo piano, aumentando l’incertezza dei portatori di interesse nell’economia ticinese e peggiorando il clima politico nel cantone Ticino. Quale capro espiatorio si usano i lavoratori transfrontalieri italiani, tacendo il fatto che i problemi nel mercato del lavoro non sono dovuti ai lavoratori, residenti o non, ma ai datori di lavoro che sfruttano la situazione perché altrimenti non sarebbero in grado di sopravvivere nella globalizzazione.

 

Come si esce dalla monocoltura bancaria che ha caratterizzato l’economia cantonale degli ultimi decenni?

 

Occorre che le banche in Ticino sostengano l’economia cantonale aprendo delle linee di credito alle start-up innovative, oltre che alle piccole e medie imprese che hanno progetti interessanti per lo sviluppo economico e promettenti per i rendimenti finanziari. Se le banche vogliono continuare a gestire i capitali a risparmio della clientela, devono capire che anzitutto esse devono concedere dei prestiti alle imprese che investono nei processi produttivi. Solo in questo modo è infatti possibile generare reddito e una crescita economica inclusiva sul piano cantonale.

 

Cosa potrebbe o dovrebbe fare il Cantone per esempio nei confronti di alcune categorie di cittadini come giovani e anziani? E per le imprese?

 

I giovani devono essere incoraggiati e incentivati a studiare nelle discipline che sviluppano il loro spirito critico per individuare e risolvere i problemi socio-economici contemporanei. Gli anziani vanno integrati nel sistema economico in quanto proprietari di capitale umano che le giovani generazioni hanno bisogno di accumulare nel loro percorso formativo, accompagnati da lavoratori “senior” che potranno così essere valorizzati anche dopo il pensionamento. Alle imprese il Cantone deve far capire che conviene loro investire nel territorio per assicurarne la crescita economica qualitativa, invece di impoverire questo territorio sfruttando le risorse che in esso sono ancora disponibili a breve termine.

 

L’idea di puntare su un nuovo business incentrato sulla cultura e sul green e su ricerca e sviluppo è una possibilità concreta? In che modo può essere fruttifera?

 

La cultura in senso lato è importante per capire i tempi moderni e non subirne le conseguenze negative sul piano socio-economico. L’economia sostenibile è foriera di profitti per le imprese e di posti di lavoro per i residenti, a condizione di investire nella formazione e negli incubatori di impresa, facendo interagire maggiormente le imprese e gli istituti di ricerca applicata come la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

 

I transfrontalieri italiani sono una importante realtà per l’economia ticinese: in che modo Italia e Svizzera e Ticino e Lombardia potrebbero creare un asse economico di importanza europea? Su cosa dovrebbero puntare e come dovrebbero relazionarsi?

 

Il Ticino è un triangolo di terra incuneato nella vicina Italia e la Lombardia è una delle aree più ricche e sviluppate del Mediterraneo. La cultura italica è molto apprezzata nel mondo intero e l’estro come la creatività italiana sono due fattori importanti di successo sul piano economico. La precisione e l’affidabilità svizzera sono due elementi caratteristici dell’economia elvetica. Il punto cruciale per creare un asse economico italo-svizzero si trova nell’esigenza di conciliare i fattori di successo del “made in Italy” con le specificità qualitative dei prodotti svizzeri nei vari rami di attività. Per relazionarsi al meglio si potrebbero immaginare degli stages professionali oltre frontiera, della durata minima di 6 mesi, puntando sulla conoscenza reciproca dei diversi portatori di interesse nell’economia transfrontaliera

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