Uno straordinario movimento di opinione e protesta che coinvolse soprattutto giovani studenti (ma anche intellettuali, artisti, operai, impiegati) con vari snodi a San Francisco, Parigi, New York, Praga, Parigi, Tokyo e Milano. Un movimento il cui eco ancor oggi suscita dei sentimenti contrapposti di rimpianto ma spesso anche di ripulsa. E proprio sui risvolti che il movimento del ’68 ebbe nel capoluogo lombardo si concentra la mostra intitolata “Un grande numero. Segni immagini parole del 1968 a Milano” promossa da Fondazione ISEC e BASE Milano realizzata in collaborazione con Università Iuav di Venezia, con il sostegno di Comieco e Fondazione Aem-Gruppo A2A e con il contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia.

Una mostra che, analizzando le forme di comunicazione utilizzate dai movimenti giovanili, si apre con le proteste che negli Stati Uniti ebbero luogo a seguito della disastrosa politica estera americana e dalla guerra del Vietnam che portò in piazza migliaia di persone che rivendicavano la fine delle ostilità. Un minimo comun denominatore unisce le proteste nei vari paesi. E se a Praga si evocava un socialismo dal volto umano, negli Usa si chiedeva l’uguaglianza tra bianchi e neri (nello stesso anno il 4 aprile a Menphis fu assassinato Martir Luther King). Mentre nei paesi che non avevano ancora ottenuto il processo di decolonizzazione si gridava Libertà.

Tuttavia l’attenzione dell’esposizione si concentra sulla genesi del ’68 a Milano a partire dal famoso articolo apparso due anni prima su “La zanzara” – il giornalino degli studenti del Liceo Parini – e delle censure che altre pubblicazioni studentesche subirono. Una narrazione che si concentra sulle forme di comunicazione utilizzate allora, ben lontane da quelle di cui dispongono i giovani di oggi (ai quali forse manca quella stessa volontà di aggregarsi e manifestare che avevano i loro genitori/nonni) fatte di carte, ciclostili, cartelli scritti a mano o a vernice, manifesti freschi di stampa e asciugati all’aria, striscioni e scritte sui muri. Ma ugualmente efficaci per rappresentarsi e scuotere l’opinione pubblica dell’epoca.

“L’obiettivo della mostra è quello di andare oltre il cumulo di pregiudizi positivi o negativi stratificati in questi cinquant’anni sul Movimento 68, di fornire un racconto storico e non una tesi celebrativa o denigratoria, con l’intento di offrire nuovi spunti di riflessione e di lettura del 1968 a Milano a partire dall’inedito dialogo e dalla contaminazione dei diversi soggetti che hanno dato vita al progetto”, spiegano i promotori.

Una mostra colorata, ricca di messaggi, suoni e di immagini messe a disposizione dall’archivio storico dell’ISEC e estratte da un gruppo di giovani designer dell’Università Iuav di Venezia guidati da Paolo Fortuna. Documenti assemblati e allestiti per trasmettere al pubblico – anche attraverso gli occhi di giovani di diverse generazione successive che il ’68 non lo hanno vissuto e forse nemmeno ascoltato dai racconti famigliari – le contraddizioni e le tensioni di un periodo storico complesso. Un 1968 di carta e di carte, accostato a filmati, registrazioni video e fotografie che intendono raccontare anche la realtà delle assemblee, specchio della dimensione parlata e corale di quegli anni.

Intorno alla mostra è stato organizzato un articolato palinsesto di attività, laboratori e visite guidate rivolti alle scuole; un programma di formazione per docenti; seminari e scuole per ricercatori e storici; workshop creativi per illustratori, fotografi e professionisti incentrati sulla comunicazione visiva ispirata al 1968 e sul fotogiornalismo nei movimenti di protesta, insieme a una serie di incontri pubblici, tra i quali “Il ‘68 e la comunicazione: informazione, controinformazione e carta” a cura di Comieco.

La mostra è arricchita da una esposizione parallela di cinquanta scatti in bianco e nero del fotoreporter Uliano Lucas che narrano gli anni a cavallo del ’68 e i principali fatti storici dell’epoca: dalla nascita dei quartieri dormitorio ai processi agli anarchici, dall’arrivo dell’emigrazione dal Sud Italia ai funerali di Pinelli fino agli scontri di piazza alcuni molti duri. Come quello di via Larga del 1969 che lasciò sul marciapiede l’agente Annarumma.

E lo stesso Lucas sarà presente in occasione del finissage della mostra lunedì 22 ottobre allorquando Antonio Calabrò di Fondazione Pirelli e Assolombarda e Giorgio Bigatti della Fondazione ISEC presenteranno il suo volume “Sognatori e ribelli. Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto” (Bompiani, 2018).

 

Dove?

2 – 22 ottobre 2018
dalle 11.00 alle 19.00
Ingresso gratuito
BASE Milano, Via Bergognone 34

Vedi l’evento

 

Per saperne di più:

base.milano.it/events/un-grande-numero-segni-immagini-parole-del-1968-a-milano/
fondazioneisec.it/news/mostra-un-grande-numero