Intervista alla celebre giornalista italiana

Dal nostro corrispondente a Milano Michele Novaga

Dopo anni passati all’estero come reporter impegnata in diversi fronti di guerra, Milena Gabanelli ha creato nel 1997 Report, uno dei programmi di inchiesta più interessanti e longevi della televisione pubblica (e privata) italiana. E oggi continua le sue inchieste sul Corriere della Sera. L’abbiamo incontrata durante una piacevole conversazione tra colleghi alla Stampa Estera di Milano.

Lei ha lasciato Report dopo 20 anni? Perché?

Perché per me era un’esperienza conclusa. Report è nato su un modello di giornalismo nuovo che era il video-giornalismo. Attorno a me si era creata una squadra di giornalisti che avevano cominciato da ragazzini e mi sembrava quindi giusto che andassero avanti loro. Perché finché ero lì io all’ombra della quercia non poteva crescere nulla. Volevo portare la mia esperienza laddove si informa mia figlia, che non si documenta in tv o sui giornali, ma sui mezzi che sappiamo pur non essendo una adolescente. Avevo voglia di sperimentare altro, lo sentivo ripetitivo e posso dire che non ero più nemmeno soddisfatta di me. Era giusto che andasse avanti qualcuno al mio posto e l’ho fatto dopo aver compattato la squadra.

E poco dopo se ne è andata anche dalla Rai. Così come hanno fatto molti altri giornalisti bravi emigrati su altri canali o testate…

Io me ne sono andata perché ero messa nelle condizioni di avere un ottimo stipendio senza fare niente. Ero stata assunta come vicedirettore per creare le condizioni per la testata online -cioè fare in modo che tutti i giornalisti delle testate regionali, dei tre tg principali della tv, delle radio, dei programmi informativi della rete si coordinassero per anticipare le notizie su un sito online – oltre che lavorare allo sviluppo del sito, agli accordi sindacali, al reclutamento delle persone più adatte ad essere spostate in questa nascente redazione. La testata online che c’era e c’è ancora in questo momento è rainews24, ma non è percepita. E la nuova testata non è mai nata perché secondo la versione ufficiale non può nascere una nuova testata se prima non se ne uccide qualcuna di quelle vecchie, perché son troppe. E quelle italiane sono nove. I vertici dicono “non possiamo aprirne un’altra che è online” anche se era una cosa che mancava.   

Quando ho capito che la nascita di questa testata sarebbe sempre stata bocciata allora mi hanno detto: “Bene occupati del sito che c’è implementandolo”. E da lì ho deciso di dimettermi.

Come vede oggi la Rai, che rimane una delle più grandi aziende di comunicazione europee e il quinto gruppo televisivo del continente?

E’ come chiedere a qualcuno come vedi le scelte della tua ex fidanzata dopo che ci si è lasciati e anche malamente. Non ne vuoi più sapere nulla. Io sono uscita e non mi sono più interessata delle questioni Rai. Mi interessano, come a molti, le informazioni su chi sono i nuovi direttori di un canale o di un Tg ma tengo una certa distanza.

Non so se sembra normale che un grande network con 1700 giornalisti come la Rai non abbia un sito di news. Quindi poi sono venuta via, ho traslocato, non sono più tornata a Roma e non mi interessa più. Leggo che le spartizioni continuano peggio di prima in maniera forse ancora più spudorata. Trovo mortificante che siano i vicepremier ad occuparsi di nominare i direttori di rete o di tg. Lo trovo spudorato e mortificante per un direttore generale.

Per le sue inchieste a Report ha ricevuto un sacco di querele. Una sua stima parla di richieste danni per 300 milioni di euro…

In venti anni ho ricevuto tantissime querele e richieste di danni. E ho ancora una ventina di cause pendenti. Sono tranquilla e so di vincerle tutte. Tranne una in cui c’era colpa ma non dolo. Si tratta della foto di una persona accusata di evasione fiscale che noi avevamo pubblicato. In realtà era un omonimo: un signore che si chiamava così, che faceva lo stesso mestiere e che viveva in quella stessa città. E la sua foto era tra l’altro già stata pubblicata da un quotidiano che nemmeno è stato querelato. Io mi sono cosparsa il capo di cenere, mi sono scusata, ho fatto di tutto. Ma questa persona poi ha fatto causa.

E le spese processuali le paga lei?

No, sono cause che si riferiscono a un contratto con l’azienda nella quale io ho l’assistenza legale e il risarcimento del danno salvo dolo. Per i primi dieci anni però non è stato così e non eravamo coperti rischiando in prima persona: non eravamo dipendenti e quindi l’azienda non voleva assumere rischi. Dopo dieci anni in cui abbiamo dimostrato di creare un prodotto di qualità, sono andata dal direttore generale chiedendo la copertura e minacciando di lasciare il programma. 

Ha ricevuto anche tante minacce?

Quando decidi di fare di mestiere il “rompiballe” non è che puoi pensare che poi la gente ti mandi i fiori. Non mi meraviglio né mi preoccupo se qualcuno mi manda lettere di fuoco, le ho sempre cestinate.  

Che opinione si è fatta del governo italiano attuale?

Io sono sempre stata europeista e come tale non posso condividere tanto delle idee che allontanano dall’Europa. Io penso che un governo deve investire molto su Bruxelles mandando anche persone preparate, che sappiano la lingua, che facciano lobby esattamente come fanno tutti gli altri. Per portare delle proposte su come riuscire a diventare una vera unione e non soltanto per avere una moneta comune e magari per portarsi a casa l’Ema (Agenzia del farmaco) che poi invece è stata assegnata ad Amsterdam.

Mi piacerebbe che l’Italia – terzo paese per grandezza e per peso economico all’interno della UE – andasse a Bruxelles per contrattare una via d’uscita per avere tassi uguali per tutti. Sono punti cruciali perché le economie dipendono da queste altalene. Secondo me bisognerebbe avere una moneta ancorata ad un unico tasso.   

Il movimento 5Stelle in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica nel 2013       l’aveva candidata alle “quirinarie”. Successivamente le hanno fatto altre proposte soprattutto una volta che sono andati al governo?

Io sono stata chiara sin da subito e gli ho detto che volevo continuare a fare la cosa che penso di sapere fare meglio. La politica non è il mio mestiere. Anche perché dopo un quarto d’ora di chiacchiere mi stufo…

Qual è il vero grande problema italiano?

Noi abbiamo un problema che è quello del reclutamento della classe dirigente in base al merito e non in base alle conoscenze: che cosa ha fatto prima, che cosa ha prodotto e che competenze ha. Questo è il nostro grande problema che passa dai vertici della sanità nazionale all’ultima municipalizzata dell’ultimo paese dell’ultima provincia d’Italia. E infatti è stato chiesto a me di fare la presiden