di Michele Novaga

Su Facebook ha oltre 3,5 milioni di “mi piace”, su twitter vanta un milione di follower mentre su Instagram 1,4 milioni. Questi sono i numeri social di Matteo Salvini, vice-presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Ministro degli Interni e capo della Lega che lo rendono il personaggio politico più seguito in Europa. Nessuno può vantare il suo stesso seguito sui social network: Emmanuel Macron si ferma a 2,4 milioni di like su facebook mentre il suo partner al governo Luigi Di Maio non arriva a 2,5 milioni. Un personaggio estremamente mediatico che non disdegna nemmeno gli interventi televisivi e radiofonici soprattutto ora che il suo partito è al governo.

Lo hanno analizzato attentamente Giovanni Diamanti, stratega della comunicazione e docente alla scuola Holden e Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend e analista politico nel libro intitolato Fenomeno Salvini: chi è, come comunica, perché lo votano. Una ricerca meticolosa – che si avvale della collaborazione di Martina Carone e Matteo Cavallaro che hanno scritto un capitolo sui social media, di Davide Policastro che si è occupato di studiare come sia mutato il consenso della Lega e di Salvatore Borghese che ha scritto la storia di questi ultimi quattro anni – e che analizza la personalità e lo stile di comunicazione di Salvini, la sua ascesa e il successo del suo partito che ha portato dal 3% al 17% (e ad oltre il 30% nei sondaggi sulle intenzioni di voto per le prossime elezioni europee) nel giro di un breve lasso di tempo di pochi anni. La chiave viene individuata nella frequenza di pubblicazione (nel 2018 ha tenuto una media su Facebook di 11,1 post al giorno distanziando sensibilmente Luigi Di Maio fermo a 7,2 e Giorgia Meloni 6,8), nella varietà dei contenuti pubblicati sempre diversi tra loro (foto, video, testo, link). Ma anche sulle sue presenze in televisione: a convincere sono i suoi discorsi trasmessi dal grande schermo. E in Italia il 90% delle persone si informa ancora in Tv.

Un mostro comunicativo anzi una “bestia” per utilizzare l’espressione con la quale viene identificato il suo staff social capitanato da Luca Morisi (lo stratega della comunicazione salviniana intervistato nel libro in appendice) e che si avvale della collaborazione di diverse persone come il figlio del presidente Rai ed ex Ceo del gruppo del Corriere del Ticino Marcello Foa. Oggi Salvini è un modello per l’Europa populista e sovranista, come sostiene anche Bannon. E che a molti comincia a fare paura.

Salvini è il leader più divisivo di questo paese: è il più amato dagli italiani ma anche il secondo più odiato. E in questo libro abbiamo tentato di capire il perché Salvini divida così tanto”, ha spiegato Giovanni Diamanti ad un incontro alla Stampa Estera di Milano con i corrispondenti stranieri. “Salvini ha cambiato di colpo la policy della Lega. Quando Maroni ha preso in mano il partito che sembrava dovesse scomparire dopo gli scandali che avevano riguardato Bossi, la sua famiglia e il cosiddetto cerchio magico, ha impostato la campagna sull’identità del Nord tornando alla base e diventando presidente della Lombardia. Quando gli succede Salvini cambia tutto. Fa una operazione ideologica e di rebranding: la Lega smette di essere il sindacato del Nord diventa un partito lepenista, nasce il marchio Noi con Salvini che viene usato nel centro e nel sud Italia. E infine il colpo finale col cambio cromatico che progressivamente passa dal verde al blu e il definitivo cambio del nome che diventa Lega e basta per sfondare al Sud”.

Ma secondo l’analista la forza di Salvini è l’estrema abilità nel cambiare i suoi argomenti. “Se un tema diventa sfavorevole alla Lega lui è molto abile a cambiarlo. Nel caso dell’arresto di Cesare Battisti, Salvini ha parlato per 72 ore solo di questo approfittandone per cambiare il focus su una notizia non positiva per l’Italia e per il suo governo come la pubblicazione dei dati economici negativi del giorno prima. Con la sua comunicazione diventa centrale e gli altri partiti sono costretti a inseguirlo. Il suo rapporto con gli elettori non è più la classica relazione tra segretario e militanti. Lui per loro è il capitano, il capo e loro sono i suoi seguaci, i suoi fans che vogliono farsi i selfie con lui”.

Ma di chi selfie ferisce di selfie perisce verrebbe da dire a giudicare gli ultimi eventi. Ormai non passa giorno in cui dopo uno dei suoi innumerevoli comizi che ne fanno l’uomo in costante campagna elettorale, qualcuno non approfitti del momento selfie per dirgli in faccia qualcosa di negativo che poi fa il giro della rete. E’ successo a Salerno quando una ragazza gli ha letteralmente detto “Ora per te non siamo più terroni di merda??!!”, e dove un altro ragazzo durante un selfie con lui gli ha chiesto che fine avessero fatto i 49 milioni di rimborsi elettorali che sono scomparsi dalle casse della Lega e che qualcuno comincia a insinuare -tra loro anche alcuni deputati che hanno fatto un’interrogazione parlamentare – che siano andati a foraggiare proprio lo staff tentacolare della sua comunicazione social e non. Oppure in Sardegna dove un altro ragazzo intento a fotografarsi col “Capitano” gli ha detto “Più accoglienza”. E ora non mancano nemmeno i selfie LGBT con ragazzi e ragazze dello stesso sesso che si baciano di fronte a Salvini mentre si fanno una fotografia con lui.

E a furia di prendersela con Laura Boldrini, da sempre il punching ball delle sue comunicazioni social, anche la rete ha cominciato a ribellarsi: l’ex presidente della Camera, spogliatisi i panni istituzionali della terza carica dello stato, ha iniziato a rispondere ai suoi tweet ottenendo più visualizzazioni e interazioni di Salvini grazie anche al lancio di alcuni hashtag come #maquandolavori.